Scuola di Counseling

12/09/2014

Orientamento teorico della scuola di counseling


L'uomo è un essere sociale: è sociale in virtù di esternare e condividere pensieri con i suoi simili attraverso la parola, pensata, detta e scritta.

L'uomo oggi viene considerato come parte di una vasta rete di relazioni che lo connette non solo con se stesso e i suoi simili ma con tutto il resto.

Si tratta di un'immensa rete di rapporti che connette tutto il mondo e il mondo con il cosmo in una perenne circolarità e relazione.

Entro questi due concetti (circolarità e relazione) si realizza ontologicamente il mondo nel momento stesso in cui le cose vengono percepite.

Vogliamo sottolineare che tra un oggetto osservato e un osservatore vi è una relazione. Non esiste un mondo al di fuori del percepito.

I valori primari del vivo incontro tra due esseri umani che stanno entrambi rischiando se stessi nel dialogo non è solo il transfert bensì è il processo momento per momento della relazione tra cliente e counselor. In questo incontro l'obiettivo è un incontro autentico pieno e completo tra queste due persone.

Lo sviluppo delle capacità di instaurare una relazione autentica costituisce il nucleo centrale del processo di cura ed è una relazione fondamentale caratterizzata dal dialogo.

Mentre lavorano attraverso le tappe del loro viaggio, il cliente acquisisce risorse emozionali, sicurezza e libertà ed il counselor viene visto sempre più come persona reale, meno il counselor viene sperimentato come sostituto proiettivo di figure provenienti dal passato, meno vengono utilizzati nel presente modelli del passato.

Due sono le attitudini primarie nella relazione:

1) IO e TU,

2) IO ed ESSO. La relazione IO-ESSO è insita quando il cliente ed il counselor "si usano" l'un l'altro come oggetti di proiezione, senza dar conto all'essenziale umanità della relazione. Noi affermiamo che dal primo incontro in poi, il cliente ed il counselor scambiano molti momenti di riconoscimento della rispettiva reale umanità.

Dall'attimo del primo incontro entrambi i partecipanti si impegnano in una relazione di mutualità nella quale non solo nel cliente si verifica un cambiamento ad opera del counselor, ma anche nel counselor si verifica un coinvolgimento ed un cambiamento ad opera del cliente.

Solo nel contesto di un'autentica relazione che l'unicità dell'individuo può essere davvero riconosciuta.

Il cambiamento produttivo può diventare possibile nel riconoscimento e nell'accettazione di egli E'.

L'interazione tra cliente e counselor va vista secondo il paradigma del tipo stimolo risposta, tenendo presente la circolarità dell'interazione stessa, la quale può essere definita come un'interazione comunicativa, a spirale, che presenta componenti sia consce che inconsce. Le espressioni consce del cliente sono una reazione ai contenuti manifesti degli interventi del counselor.

E' possibile definire in termini precisi le condizioni necessarie e sufficienti per provocare una modificazione costruttiva nel cliente?

Una modificazione costruttiva si verifica quando sono presenti e sussistono le seguenti condizioni:

1. due persone sono in contatto

2. il cliente è in uno stato di incongruenza, di vulnerabilità

3. il counselor è in uno stato di congruenza, cioè nella relazione è profondamente se stesso

4. il counselor prova dei sentimenti di considerazione positiva incondizionata nei confronti del cliente

5. il counselor prova una comprensione empatica del sistema di riferimento interno del cliente e comunica al cliente questa esperienza

6. il counselor comunica almeno parzialmente la comprensione empatica e la considerazione positiva incondizionata per il cliente

Nel nostro modello una pietra angolare è l'importanza attribuita, all'interno della relazione di counseling, all'interezza della persona e non soltanto alla dimensione intrapsichica o a quella puramente interpersonale.

Nel processo di counseling possono essere evidenziati in momenti differenti aspetti differenti di una persona.

Questi comprenderanno gli aspetti intrapsichici o comportamentali, fisiologici, affettivi, cognitivi e spirituali della vita del cliente.

Il counselor in tutto questo avrà sempre come principio guida l'integrazione di tutte le sfaccettature di quell'unico individuo.

L'accettazione di questa interezza multidimensionale è da considerare come possibile obiettivo per il cliente, ma non imponendolo, bensì basandosi sulla convinzione che gli esseri umani desiderano sperimentare la propria interezza, la propria ricchezza individuale e la propria integrazione della diversità.

Nella nostra scuola, per la didattica teniamo presente che la formazione dei counselor è teorico-pratica.

Gli elementi basilari sono: percorso personale, role playing, tirocinio e supervisione, partendo dal presupposto che "lavorare con l'Altro" non è un'abilità che si acquisisce dai libri ma si impara attraverso un'esperienza pratica in grado di fornire non solo le conoscenze, ma anche le competenze.

Il modello teorico di riferimento della scuola si basa sull'approccio della terapia della Gestalt che ha la finalità di potenziare la capacità del cliente di riconoscere ed integrare i processi affettivi ed emotivi nel "qui ed ora", sulla Teoria del Campo di K. Lewin, sulla Autoregolazione organismica di K. Goldstein, sulla Teoria dei sistemi di Von Berthalanfy; sulla Psicologia evolutiva nei suoi diversi aspetti: psicoaffettivo (Freud, Mahler, Stern e Jung per quanto riguarda il processo di individuazione, J. Bowlby e J. Winnicott per quanto riguarda la formazione dei legami affettivi), cognitivo (J. Piaget) e della socializzazione (K. Danziger); sulla Teoria delle relazioni d'oggetto di Modell e Guntrip; sulla Psicologia dell'Io (A. Freud e H. Hartmann).

Su tale background teorico di riferimento si innestano elementi caratterizzanti l’orientamento teorico specifico adottato dalla scuola che tiene conto in particolare del: modello sistemico nel lavoro relativo alla coppia, alla famiglia e alle comunità.

Questa impostazione trova un coerente quadro di riferimento nell'assunto fondamentale dell'interazione individuo/ambiente quale modello fondamentale di riferimento dell'ottica gestalt; lavoro sul corpo secondo un'impostazione che si rifà prioritariamente a Wilhelm Reich; processo creativo, nell'accezione di J. Zinker, per il quale si sottolinea l'imprescindibile aspetto creativo, inventivo, innovativo sia nell'operare in psicoterapia che nella comune accezione di adattamento creativo alle sempre diverse condizioni dell'interazione Io/mondo; lavoro sulla consapevolezza nei suoi diversi livelli, sensoriale-corporeo, emozionale, immaginativo, cognitivo e relazionale, attraverso la ricerca di ambiti integrativi di approfondimento con pratiche di diversa derivazione; teoria del self e del duplice contatto attraverso una coerente impostazione che lega il contatto con il "mondo interno" a quello con il "mondo esterno" nella prospettiva dell'impostazione gestaltica relativa al rapporto individuo/ambiente. Inoltre la consapevolezza dei processi emotivi viene acquisita con maggiore efficacia se il setting è caratterizzato dall'accoglienza empatica e comprensiva tipica dell'approccio "Centrato Sulla Persona" col quale, la Gestalt, condividendo l'origine epistemologica, naturalmente si integra.

Obiettivo della scuola è quello di condurre l'allievo verso un sapere, un saper fare e un saper essere, che noi consideriamo la base fondamentale per una qualsiasi professione riguardante la relazione.

Il modello teorico della scuola riguardante la formazione è centrato sull'identità emotiva del counselor: “In una formazione per la relazione d'aiuto, quindi l'iter formativo è teso a far acquisire l'esperienza del sapere, del saper essere e del saper fare.

L'esperienza del sapere consiste nell'assunzione di capacità di conoscenza e di osservazione dei comportamenti.

L'esperienza del saper essere viene potenziata attraverso l'assunzione del ruolo di cliente e corrisponde sia ad una situazione formativa che esistenziale in relazione al proprio essere.

Il nucleo essenziale della competenza nella relazione è rappresentato più dal "saper essere" che dalla padronanza di un repertorio di tecniche, utili, ma secondarie rispetto alle caratteristiche personali.

Il “processo” nel counseling è rappresentato dal riconoscimento dei propri sistemi emozionali-motivazionali, dalla loro accettazione ed infine dalla loro espressione.

L'esperienza del saper fare è intesa come capacità di prendere contatto con la realtà esistenziale di sé e dell'altro, di empatia, di attivazione di risorse alternative per un cambiamento favorevole.

I modelli consolidati di training per la formazione alle competenze di counseling, focalizzate sulle emozioni, individuano tre momenti formativi.

Essi sono costituiti da una terapia personale, individuale e di gruppo, da una supervisione, anch'essa in setting di gruppo, da un setting di formazione in gruppo secondo modalità che vanno dalla lezione frontale al learning by seeing and doing (imparare vedendo e facendo)”.

 

 

 

 

 

 


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